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Mangiare in Italia è un piacere, e spostandosi da regione a regione si scoprono piatti e ingredienti nuovi. In Abruzzo la cucina è insieme semplice e complessa: ingredienti poveri arricchiti da tocchi inaspettati. Qui trovi le nostre ricette di famiglia, i prodotti tipici e i consigli per mangiare bene in regione.
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Le località sciistiche più famose, il bollettino della neve aggiornato e altre informazioni utili su come trovare gli impianti o cercare un alloggio per la tua vacanza sulla neve
Vedi le Webcam in Abruzzo e verifica il meteo in tempo reale. Alcune webcam sono di proprietà di www.abruzzoparchi.it, altre sono disseminate in tutto il territorio abruzzese
Il meteo previsto nelle prossime giornate in Abruzzo. Meteo in diretta tramite le nostre Webcam e temperature registrate in alcune aree montane
Le mappe utilizzabili per attività di trekking, mountain bike, sci alpinismo, corsa, passeggiate a cavallo. E' possibile anche scaricare il gpx del percorso
I paesi d'Abruzzo sono famosi per le loro Rocche, per le montagne ma anche per i trabocchi nella parte sud della costa abruzzese
Il Parco Nazionale D'Abruzzo, Lazio e Molise, uno dei parchi più famosi e antichi D'Italia
Il Parco Regionale del Velino Sirente, nel cuore dell'Appennino, con i suoi meravigliosi paesi dell'Altopiano delle Rocche
Il Parco Nazionale della Majella, uno dei luoghi più nevosi D'Italia, posto unico a ridosso del mare
Le 25 riserve naturali regionali d’Abruzzo: grotte, cascate, sorgenti, laghi e tratti di costa, con mappa e ricerca
Puoi scegliere il mare o la montagna, puoi venire in estate o in inverno, puoi decidere per una vacanza sportiva o di relax, non c'è che da scegliere
L'Abruzzo è famosa per la sua cucina, sia quella di montagna che quella di mare, essendo una regione piuttosto estesa che riserva delle diverse tradizioni a seconda del luogo
Passeggiate, immersioni, arrampicata, mountain bike, camminate a cavallo, tutte le attività in Abruzzo
Cerca tra tutti i piatti e i dolci tipici di questa pagina.
Spiedini di carne di pecora cotti sulla brace, il simbolo della cucina abruzzese.
Le costatine di castrato sulla brace, il piatto di casa della conca aquilana.
Il cosciotto di agnello al forno con patate, aglio e rosmarino: il pranzo delle feste.
Spezzatino di agnello legato con uovo e limone, il piatto di Pasqua a L’Aquila.
Gnocchi di patate fatti in casa con il sugo di castrato, come si fa a L’Aquila.
Fettuccine all’uovo con piopparelli e prataioli raccolti nei prati d’autunno.
Quadratini di pasta all’uovo cotti nel brodo di carne: il conforto delle sere d’inverno.
Pasta fatta in casa con acqua e farina, tagliata a pezzi e cotta con i ceci: il primo povero e saporito della montagna.
Crespelle sottili ripiene di ragù e formaggio, chiuse a triangolo e passate in forno.
Le piccole lenticchie del Gran Sasso cotte con aglio, sedano e pomodoro, su pane abbrustolito.
Il legume antico della Baronia cotto a lungo con rosmarino, aglio e olio nuovo.
Farro spezzato cotto nel brodo con verdure e cotiche o guanciale, piatto delle montagne.
Polenta versata sulla tavola di legno, col sugo di salsicce, mangiata tutti insieme.
Ravioli di Scanno e dell’Alto Sangro ripieni di ricotta di pecora, col sugo di pomodoro.
Carne di pecora cotta per ore nel paiolo di rame con odori e peperoncino, il piatto dei pastori.
Costolette d’agnello sulla brace e coratella in padella con cipolla e carciofi.
Trota dei fiumi limpidi dell’Aquilano, alla brace o in padella con erbe e limone.
Patate cotte nel camino sotto la campana di ferro coperta di brace, con rosmarino e aglio.
Crespelle arrotolate con pecorino e servite nel brodo di gallina, il primo delle feste teramane.
Strati di scrippelle con ragù, pallottine di carne, scamorza e uova, cotti al forno.
La minestra del 1° maggio con legumi secchi, verdure di primavera, carne e paste diverse.
Pasta di acqua e farina arrotolata su un bastoncino, col ragù di carne mista.
Interiora d’agnello avvolte nelle foglie di lattuga e legate col budello, il piatto di Pasqua.
Le parti povere del maiale cotte a lungo con aceto, peperone e rosmarino, in Val Vibrata.
Tacchino cotto a lungo con aromi e servito freddo nella sua gelatina, il vanto di Canzano.
Maiale intero disossato, aromatizzato con rosmarino, aglio e pepe e cotto nel forno a legna.
La zuppa di pesce di Giulianova con pomodoro, peperone e aceto, cotta nel tegame di coccio.
Pasta all’uovo tagliata con la «chitarra», il telaio a fili tipico abruzzese.
Spezzatino di agnello legato con uovo e limone, il piatto di Pasqua a L’Aquila.
Un unico, lunghissimo filo di pasta tirato a mano e condito con ragù, tipico di Elice.
Pasta di acqua e farina tagliata a pezzi e cotta coi fagioli, pomodoro e peperoncino.
Zuppa di pesce dell’Adriatico con pomodoro e peperone dolce, da gustare col pane.
Polpette senza carne di pane, uova e formaggio, fritte e poi cotte nel sugo di pomodoro.
Spiedini di carne di pecora cotti sulla brace, il simbolo della cucina abruzzese.
Polpette senza carne di pane, uova e formaggio, fritte e poi cotte nel sugo di pomodoro.
Verdure di campo ripassate con aglio e peperoncino e servite con la pizza di granturco.
Paste fatte in casa del Chietino, col sugo di carne o con i legumi.
Pasta di semola trafilata al bronzo con l’acqua della Majella, condita alla chitarra o al pomodoro.
La zuppa di pesce di Vasto col peperone dolce, cotta nel tegame di coccio senza girarla.
Pesce fritto e marinato nell’aceto con lo zafferano, conservato nei mastelli di legno.
Baccalà in umido con pomodoro e peperoni dolci secchi, il piatto della vigilia di Natale.
Ciambelle lievitate con le patate, fritte e zuccherate, per San Giuseppe a L’Aquila.
Mandorle ricoperte di zucchero lavorate dal Settecento: con i confetti a Sulmona si fanno anche fiori e spighe.
Il torrone morbido di cioccolato e nocciole nato all’Aquila nell’Ottocento con la famiglia Nurzia.
Il dolce di Scanno a mezza cupola: mandorle, miele e una copertura di cioccolato fondente.
Biscotti natalizi di miele, mandorle e mosto cotto, spesso ricoperti di cioccolato.
Cialde sottili cotte tra due piastre di ferro decorate, profumate all’anice o al limone.
Palline di pasta fritte e legate col miele: il dolce di Carnevale delle feste abruzzesi.
Biscotti teramani di miele, mandorle e pepe nero: dolci e piccanti insieme.
Biscotti di pasta all’olio e vino ripieni di scrucchiata, la confettura d’uva Montepulciano.
Torta di feste di pan di Spagna bagnato all’alchermes, con crema e cioccolato.
Strati di fichi secchi, mandorle e cioccolato pressati nello stampo: il «libretto» di Natale.
Il dolce di Natale di Pescara: mandorle, semola e una copertura di cioccolato fondente.
Cialde sottili cotte tra due piastre di ferro decorate, profumate all’anice o al limone.
Biscotti morbidi di mandorle, zucchero e albume, delle colline pescaresi.
Ciambelline dolci all’anice del chietino, prima lessate e poi cotte in forno.
Palline di pasta fritte e legate col miele: il dolce di Carnevale delle feste abruzzesi.
Il dolce di Guardiagrele: pan di Spagna a tre punte, ripieno di crema e coperto di zucchero a velo.
Piccoli scrigni di pasta frolla ripieni di mandorle, cioccolato e cannella.
Ravioli dolci fritti di Natale, ripieni di castagne o ceci, cioccolato e mosto cotto.
Sfoglie ovali e schiacciate, ripiene di confettura d’uva, noci e cacao: il dolce del paese della Majella.
Il dolce salato di Pasqua: un fagottino di pasta ripieno di formaggio e uova che si gonfia in forno.
L’oro rosso dell’altopiano di Navelli: stimmi raccolti all’alba e tostati sulla brace.
Minuscole e scure, coltivate sopra i 1.200 metri sotto il Gran Sasso: Presidio Slow Food.
L’antico legume «a sassolino» della Baronia, tra cece e lenticchia, per zuppe e fracchiata.
Fagioli rampicanti della conca del Vera, «a pane» e bianchi: Presidio Slow Food.
Tuniche rosso-violacee, sapore intenso e trecce tradizionali della Valle Peligna.
Patate e carote della piana bonificata del Fucino, due IGP dell’Abruzzo.
Pecorino dei pascoli di Campo Imperatore, stagionato nelle casere: Presidio Slow Food.
La pasta filata di latte vaccino dell’Altopiano delle Cinquemiglia, fresca o affumicata.
Salume ovale legato in coppia, con il lardello al centro, stagionato al vento del lago.
A ferro di cavallo, piccante o dolce col miele: si mangia la mattina di Pasqua. Presidio Slow Food.
Nero pregiato, scorzone estivo e bianco nei boschi della Marsica e della Valle Roveto.
Il salume morbido da spalmare sul pane, con peperone, aglio, rosmarino e scorza d’arancia.
Fegato di maiale con aglio, scorza d’arancia e alloro, anche nella versione dolce col miele.
L’extravergine delle colline tra il Gran Sasso e l’Adriatico, da Leccino, Frantoio e Dritta.
La liquirizia lavorata ad Atri dal 1836: rotelle, bastoncini, pastiglie e caramelle.
Grossi pezzi di carne col peperone dolce, nella vescica del maiale: Presidio Slow Food.
Il salame magro pressato sotto le tavole, della tradizione frentana: Presidio Slow Food.
Formaggio a pasta filata di latte vaccino a forma di pera, appeso in coppia a stagionare.
L’extravergine delle colline del Chietino, tra la Majella e il mare, dalla Gentile di Chieti.
Piccoli peperoni rossi a corno, essiccati in collane e macinati: Presidio Slow Food.
Il carciofo «mazzaferrata» del Vastese, festeggiato ogni primavera con il festival di Cupello.
Il rosso simbolo della regione, dal vitigno Montepulciano: con arrosticini, agnello e castrato.
Il rosato color ciliegia da uve Montepulciano, ottimo con salumi, brodetto e primi.
Il bianco classico d’Abruzzo, con il pesce, le verdure e i piatti ai funghi.
Il Montepulciano delle colline di Teramo, prima DOCG d’Abruzzo, dal 2003.
I vini della Val Vibrata, al confine con le Marche: rossi, bianchi e passiti.
La piccola DOCG di Tollo: Montepulciano, Pecorino e Passerina dalle colline teatine.
Il Montepulciano di Villamagna, Vacri e Bucchianico, tra la Majella e il mare.
Il liquore dorato fatto con lo zafferano dell’Aquila, da servire freddo a fine pasto.
Il digestivo amaro delle montagne d’Abruzzo, dalle radici di genziana.
Liquore di amarene e vino Montepulciano, dolce e profumato.
Il liquore verde e fortissimo di Tocco da Casauria, fatto con le erbe della Majella dal 1817.
Il liquore pescarese di brandy e arance battezzato da D’Annunzio nel 1925.
Dalla brace dei pastori ai dolci delle feste, dalla pasta tirata con la chitarra al brodetto della costa: una cucina fatta di ingredienti semplici e di ricette che si tramandano in famiglia.
Semplice e complessa allo stesso tempo.
Tutti lo sanno: mangiare in Italia è un vero piacere, una continua scoperta di profumi e sapori che raccontano la storia e le tradizioni di ogni terra. E spostandosi da regione a regione si conoscono piatti e ingredienti che altrove sono quasi sconosciuti. In Abruzzo è così.
La cucina abruzzese è fatta di ingredienti poveri arricchiti da tocchi inaspettati. All’Aquila si gustano i maltagliati allo zafferano con la salsiccia o l’agnello «cacio e ova»; si assaggiano i prodotti della norcineria, come le salsicce di fegato e la mortadella di Campotosto; e si finisce con le ferratelle, nella versione aquilana friabile e profumata di anice.
Ogni provincia ha le sue particolarità e i suoi piatti tipici, tutti da scoprire.
Ricette di famiglia, spiegate passo passo e tradotte in cinque lingue.
Spiedini di carne di pecora cotti sulla brace, il simbolo della cucina abruzzese.
Pasta all’uovo tagliata con la «chitarra», il telaio a fili tipico abruzzese.
Le costatine di castrato sulla brace, il piatto di casa della conca aquilana.
Il cosciotto di agnello al forno con patate, aglio e rosmarino: il pranzo delle feste.
Spezzatino di agnello legato con uovo e limone, il piatto di Pasqua a L’Aquila.
Gnocchi di patate fatti in casa con il sugo di castrato, come si fa a L’Aquila.
Fettuccine all’uovo con piopparelli e prataioli raccolti nei prati d’autunno.
Quadratini di pasta all’uovo cotti nel brodo di carne: il conforto delle sere d’inverno.
Il dolce di Natale di Pescara: mandorle, semola e una copertura di cioccolato fondente.
Ciambelline dolci all’anice del chietino, prima lessate e poi cotte in forno.
Ciambelle lievitate con le patate, fritte e zuccherate, per San Giuseppe a L’Aquila.
Palline di pasta fritte e legate col miele: il dolce di Carnevale delle feste abruzzesi.
Pasta fatta in casa con acqua e farina, tagliata a pezzi e cotta con i ceci: il primo povero e saporito della montagna.
Crespelle sottili ripiene di ragù e formaggio, chiuse a triangolo e passate in forno.
Le piccole lenticchie del Gran Sasso cotte con aglio, sedano e pomodoro, su pane abbrustolito.
Il legume antico della Baronia cotto a lungo con rosmarino, aglio e olio nuovo.
Farro spezzato cotto nel brodo con verdure e cotiche o guanciale, piatto delle montagne.
Polenta versata sulla tavola di legno, col sugo di salsicce, mangiata tutti insieme.
Ravioli di Scanno e dell’Alto Sangro ripieni di ricotta di pecora, col sugo di pomodoro.
Carne di pecora cotta per ore nel paiolo di rame con odori e peperoncino, il piatto dei pastori.
Costolette d’agnello sulla brace e coratella in padella con cipolla e carciofi.
Trota dei fiumi limpidi dell’Aquilano, alla brace o in padella con erbe e limone.
Patate cotte nel camino sotto la campana di ferro coperta di brace, con rosmarino e aglio.
Crespelle arrotolate con pecorino e servite nel brodo di gallina, il primo delle feste teramane.
Strati di scrippelle con ragù, pallottine di carne, scamorza e uova, cotti al forno.
La minestra del 1° maggio con legumi secchi, verdure di primavera, carne e paste diverse.
Pasta di acqua e farina arrotolata su un bastoncino, col ragù di carne mista.
Interiora d’agnello avvolte nelle foglie di lattuga e legate col budello, il piatto di Pasqua.
Le parti povere del maiale cotte a lungo con aceto, peperone e rosmarino, in Val Vibrata.
Tacchino cotto a lungo con aromi e servito freddo nella sua gelatina, il vanto di Canzano.
Maiale intero disossato, aromatizzato con rosmarino, aglio e pepe e cotto nel forno a legna.
La zuppa di pesce di Giulianova con pomodoro, peperone e aceto, cotta nel tegame di coccio.
Un unico, lunghissimo filo di pasta tirato a mano e condito con ragù, tipico di Elice.
Pasta di acqua e farina tagliata a pezzi e cotta coi fagioli, pomodoro e peperoncino.
Zuppa di pesce dell’Adriatico con pomodoro e peperone dolce, da gustare col pane.
Polpette senza carne di pane, uova e formaggio, fritte e poi cotte nel sugo di pomodoro.
Verdure di campo ripassate con aglio e peperoncino e servite con la pizza di granturco.
Paste fatte in casa del Chietino, col sugo di carne o con i legumi.
Pasta di semola trafilata al bronzo con l’acqua della Majella, condita alla chitarra o al pomodoro.
La zuppa di pesce di Vasto col peperone dolce, cotta nel tegame di coccio senza girarla.
Pesce fritto e marinato nell’aceto con lo zafferano, conservato nei mastelli di legno.
Baccalà in umido con pomodoro e peperoni dolci secchi, il piatto della vigilia di Natale.
Mandorle ricoperte di zucchero lavorate dal Settecento: con i confetti a Sulmona si fanno anche fiori e spighe.
Il torrone morbido di cioccolato e nocciole nato all’Aquila nell’Ottocento con la famiglia Nurzia.
Il dolce di Scanno a mezza cupola: mandorle, miele e una copertura di cioccolato fondente.
Biscotti natalizi di miele, mandorle e mosto cotto, spesso ricoperti di cioccolato.
Cialde sottili cotte tra due piastre di ferro decorate, profumate all’anice o al limone.
Biscotti teramani di miele, mandorle e pepe nero: dolci e piccanti insieme.
Biscotti di pasta all’olio e vino ripieni di scrucchiata, la confettura d’uva Montepulciano.
Torta di feste di pan di Spagna bagnato all’alchermes, con crema e cioccolato.
Strati di fichi secchi, mandorle e cioccolato pressati nello stampo: il «libretto» di Natale.
Biscotti morbidi di mandorle, zucchero e albume, delle colline pescaresi.
Il dolce di Guardiagrele: pan di Spagna a tre punte, ripieno di crema e coperto di zucchero a velo.
Piccoli scrigni di pasta frolla ripieni di mandorle, cioccolato e cannella.
Ravioli dolci fritti di Natale, ripieni di castagne o ceci, cioccolato e mosto cotto.
Sfoglie ovali e schiacciate, ripiene di confettura d’uva, noci e cacao: il dolce del paese della Majella.
Il dolce salato di Pasqua: un fagottino di pasta ripieno di formaggio e uova che si gonfia in forno.
Le schede dei prodotti tipici abruzzesi, con le indicazioni per acquistarli.
L’oro rosso dell’altopiano di Navelli: stimmi raccolti all’alba e tostati sulla brace.
Minuscole e scure, coltivate sopra i 1.200 metri sotto il Gran Sasso: Presidio Slow Food.
L’antico legume «a sassolino» della Baronia, tra cece e lenticchia, per zuppe e fracchiata.
Fagioli rampicanti della conca del Vera, «a pane» e bianchi: Presidio Slow Food.
Tuniche rosso-violacee, sapore intenso e trecce tradizionali della Valle Peligna.
Patate e carote della piana bonificata del Fucino, due IGP dell’Abruzzo.
Pecorino dei pascoli di Campo Imperatore, stagionato nelle casere: Presidio Slow Food.
La pasta filata di latte vaccino dell’Altopiano delle Cinquemiglia, fresca o affumicata.
Salume ovale legato in coppia, con il lardello al centro, stagionato al vento del lago.
A ferro di cavallo, piccante o dolce col miele: si mangia la mattina di Pasqua. Presidio Slow Food.
Nero pregiato, scorzone estivo e bianco nei boschi della Marsica e della Valle Roveto.
Il salume morbido da spalmare sul pane, con peperone, aglio, rosmarino e scorza d’arancia.
Fegato di maiale con aglio, scorza d’arancia e alloro, anche nella versione dolce col miele.
L’extravergine delle colline tra il Gran Sasso e l’Adriatico, da Leccino, Frantoio e Dritta.
La liquirizia lavorata ad Atri dal 1836: rotelle, bastoncini, pastiglie e caramelle.
Il pecorino fatto con caglio di maiale, sul versante orientale del Gran Sasso: Presidio Slow Food.
Uno dei primi oli DOP d’Europa, dalle colline di Loreto Aprutino, Penne e Pianella.
Grossi pezzi di carne col peperone dolce, nella vescica del maiale: Presidio Slow Food.
Il salame magro pressato sotto le tavole, della tradizione frentana: Presidio Slow Food.
Formaggio a pasta filata di latte vaccino a forma di pera, appeso in coppia a stagionare.
L’extravergine delle colline del Chietino, tra la Majella e il mare, dalla Gentile di Chieti.
Piccoli peperoni rossi a corno, essiccati in collane e macinati: Presidio Slow Food.
Il carciofo «mazzaferrata» del Vastese, festeggiato ogni primavera con il festival di Cupello.
Il rosso simbolo della regione, dal vitigno Montepulciano: con arrosticini, agnello e castrato.
Il rosato color ciliegia da uve Montepulciano, ottimo con salumi, brodetto e primi.
Il bianco classico d’Abruzzo, con il pesce, le verdure e i piatti ai funghi.
Il Montepulciano delle colline di Teramo, prima DOCG d’Abruzzo, dal 2003.
I vini della Val Vibrata, al confine con le Marche: rossi, bianchi e passiti.
La piccola DOCG di Tollo: Montepulciano, Pecorino e Passerina dalle colline teatine.
Il Montepulciano di Villamagna, Vacri e Bucchianico, tra la Majella e il mare.
Il liquore dorato fatto con lo zafferano dell’Aquila, da servire freddo a fine pasto.
Il digestivo amaro delle montagne d’Abruzzo, dalle radici di genziana.
Liquore di amarene e vino Montepulciano, dolce e profumato.
Il liquore verde e fortissimo di Tocco da Casauria, fatto con le erbe della Majella dal 1817.
Il liquore pescarese di brandy e arance battezzato da D’Annunzio nel 1925.
Aquilano, Marsica, Valle Peligna, Alto Sangro, Gran Sasso
Il rosso simbolo della regione, perfetto con arrosticini, castrato e agnello.
Il rosato da uve Montepulciano, ottimo con salumi, brodetto e piatti di pasta.
Il bianco classico, con il pesce e i piatti ai funghi.
Un bianco aromatico da uve autoctone, sempre più apprezzato.
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